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Le risposte alle domande più frequenti che un cittadino si pone di fronte alla donazione di organi e tessuti

 


 

Domande frequenti

Il trapianto è, per migliaia di persone gravemente malate, l’unico trattamento terapeutico in grado di offrire aspettativa e qualità di vita normali; rappresenta l’unico modo per sfuggire a una morte prematura.

Ogni persona che riceve un organo sa che è stato prelevato da un corpo umano grazie a un atto gratuito e anonimo. L’organo realizza un legame sociale e rappresenta un atto di solidarietà civile autentica di una persona che ha riflettuto sulla propria vita e sulla propria morte. È questa predisposizione di offrire gratuitamente il proprio corpo a scopo terapeutico che rende il trapianto moralmente possibile, giuridicamente lecito e scientificamente ineccepibile.

La donazione si effettua solo dopo che la persona è dichiara morta.

Si individua la morte nella cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo, dove per encefalo si intende una struttura nervosa formata da:

  • il cervello: custode delle funzioni cognitive, psichiche e fisiche integrate
  • il tronco cerebrale: responsabile sia di tutta l’attività non cosciente (respiro, circolazione del sangue pressione, controllo temperatura ed altro) sia della attività di stimolo e coordinamento di tutte le attività del cervello stesso.

No, non ci sono vari tipi di morte: la morte è una sola. Ci sono però modalità differenti di accertamento: secondo criteri cardiaci o neurologici.

Criteri cardiaci: si effettua un ECG di 20 min; dopo 20 minuti di assenza di attività cardiaca si ha la certezza che l’encefalo sia morto.

Criteri neurologici: tramite l’accertamento di morte ad opera di un Collegio medico formato da tre medici che conferma la morte di cervello e tronco encefalico (detto anche tronco cerebrale).

Esegue una serie di indagini cliniche e strumentali che portano a rilevare contemporaneamente oltre alla perdita di coscienza:

  • assenza di riflessi e reazioni a stimoli nel territorio dei nervi cranici;
  • assenza di respiro spontaneo;
  • assenza di attività elettrica del cervello (“elettroencefalogramma piatto”);
  • assenza di flusso di sangue nell’encefalo (se necessario, nei casi previsti dalla legge).

Tutto ciò verificato, il medico rianimatore ha l’obbligo di segnalare alla Direzione Medica del proprio ospedale di avere completato le procedure per la diagnosi di morte della persona.

La Direzione medica ha l’obbligo di convocare in Rianimazione il Collegio per l’accertamento di morte, attivabile in ogni ospedale. Il collegio è composto da 3 medici (un medico legale o medico di direzione medica, un anestesista-rianimatore, un neurologo o neurochirurgo comunque esperti in elettroencefalografia).

Il collegio verifica nuovamente che per il soggetto cui è stata posta la diagnosi di morte coesistano perdita di coscienza, assenza di riflessi e reazioni a stimoli nel territorio dei nervi cranici, assenza di respiro spontaneo, assenza di attività elettrica del cervello, assenza di flusso di sangue nell’encefalo.

Durante il periodo di accertamento della morte questi esami e valutazioni vanno ripetuti 2 volte, a distanza di almeno 6 ore l’una dall’altra (DMS 11 aprile 2008 Agg. del decreto n. 582, DMS n° 582 del 22 agosto 1994, Legge n° 578 del 29 dicembre 1993).

Al termine del periodo di accertamento il cadavere viene trasferito in camera mortuaria, dopo avere interrotto la ventilazione meccanica. Nel caso di donazione di organi si mantiene la ventilazione artificiale fino al trasporto in sala operatoria e all’inizio del prelievo.

NB: sono sempre esclusi dal collegio i medici che partecipano al prelievo e ai trapianti di organi

Il ventilatore meccanico sostituisce l’attività respiratoria del soggetto insufflando aria e ossigeno nei polmoni (per mezzo di un tubo che i medici hanno inserito, attraverso la bocca o il naso, in trachea): ciò provoca un ritmico movimento della gabbia toracica che sembra “si muova”. Il respiratore, dopo aver insufflato nel polmone, effettua una piccola pausa, sufficiente per la fuoriuscita passiva dell’aria. Questo ritmico riempire e svuotare può solo assomigliare a un respiro, in realtà è come gonfiare e sgonfiare un palloncino. L’attività del respiratore è efficace a mantenere, anche nel cadavere, l’omeostasi corporea.

No. La perdita totale e irreversibile della coscienza unitamente all’incapacità di respirare costituiscono le condizioni che porteranno alla diagnosi di morte da parte del medico della rianimazione; alla diagnosi seguirà l’intervento del Collegio medico che è chiamato ad accertare la contemporanea presenza delle condizioni previste dal DMS 11 aprile 2008 Agg. del decreto n. 582 (perdita di coscienza, assenza di riflessi, respiro, attività elettrica): solo a queste condizioni può iniziare l’osservazione e l’accertamento di morte.

Diagnosi e accertamento sono due sequenze obbligatorie per impedire che, in un cadavere, possano continuare trattamenti non solo inutili e ingiusti, ma vietati dalla legge.

Diagnosi e accertamento sono previsti dalla legge e il loro fine NON è il prelievo di organi.

NB: il trattamento terapeutico dei pazienti ricoverati in Rianimazione, indipendentemente dalla posizione individuale o familiare riguardo alla donazione di organi, che peraltro non deve e non viene assolutamente indagata durante le cure, continua fino a quando non sia stata accertata la morte e cioè fino a quando non si sia concluso il periodo di accertamento della morte previsto dalla legge (6 ore).

La morte è una diagnosi certa. In caso di morte tutte le cellule dell’encefalo (cervello e tronco) sono morte e la condizione è irreversibile.

Nel coma la situazione ha una gravità variabile. Nel coma le cellule nervose sono sofferenti, ma ancora vitali nel loro insieme, mandano chiari segnali rilevati dall’encefalogramma: la persona è viva e continua a essere curata in modo intensivo.

Lo stato di coma può evolvere o verso una guarigione totale o parziale o verso un danno totale e irreversibile e concludersi quindi con la morte del soggetto.

Solo dopo che è stata diagnosticata la morte e accertata secondo quanto prescrive la legge.

Non esistono limiti assoluti di età per donare gli organi.

Ogni persona, compatibilmente con il suo stato di salute, può diventare un donatore di organi o di tessuti. Anche persone con più di 80 anni possono donare il fegato, i reni o le cornee. In caso di donazione, prima del prelievo vengono attentamente valutati con esami clinici e di laboratorio lo stato di salute generale e la funzionalità degli organi.

Sono favorevoli alla donazione e al trapianto di organi. I massimi rappresentanti delle tre grandi religioni monoteiste (cristianesimo, ebraismo, islam) si sono chiaramente espressi affermando che la donazione di organi è atto di amore verso il prossimo e quindi, per i fedeli, prova di amore per il proprio Dio.

Anche le altre religioni sono favorevoli, o comunque considerano positivamente la liberta del singolo a donare.

Gli organi trapiantabili sono il rene, il cuore, il fegato, il polmone, il pancreas e l’intestino.

A questi si aggiungono alcuni tipi di tessuti quali le cornee, i segmenti di osso, le cartilagini, i segmenti vascolari, le valvole cardiache e la pelle.

Attualmente no. Chi muore a casa o in strada non può donare i propri organi; gli organi per poter essere trapiantati devono essere perfusi dal sangue. In caso di arresto cardiaco il cuore non pompa più sangue agli organi che molto rapidamente soffrono fino a perdere del tutto la loro funzione. La donazione è possibile solo in presenza di morte encefalica, a cuore battente; ciò avviene abbastanza raramente e solo all’interno di una terapia intensiva. Questo è uno dei motivi per cui la probabilità di aver bisogno di un organo è molto superiore rispetto a quella di poter diventare donatore.

A livello internazionale inizia una nuova fase, quella dei prelievi da un cadavere a cuore non battente. Si tratta ancora di numeri limitati che non intendono sostituire i prelievi da cadavere a cuore battente, ma si stanno affiancando ad essi per aumentarne il numero. Questa strategia sta dando frutti.

La donazione normalmente avviene poco dopo la fine dell’accertamento, solitamente di notte, e non incide significativamente sulle tempistiche funerarie. Il prelievo non pregiudica la cremazione.

No. Gli organi vengono assegnati in base alle condizioni di urgenza degli ammalati in lista d’attesa e alla compatibilità clinica e immunologica del donatore con le persone in lista d’attesa di trapianto. A governare questo processo ci sono degli algoritmi estremamente sofisticati e a garanzia c’è il Centro Nazionale Trapianti.

Il commercio di organi è un'attività illecita, un atto criminale perseguito penalmente. L'organizzazione del prelievo e del trapianto di organi, come è organizzata oggi in Italia e nella maggior parte di paesi europei, è dotata di regole condivise e trasparenti. Ogni donazione, e ogni trapianto, coinvolgono moltissimi professionisti che controllano e registrano ogni fase del processo, con il coordinamento e la supervisione del Centro Nazionale Trapianti. Il risultato è che di ogni organo si conoscono sempre esattamente provenienza e destinazione.

Il nostro paese, assieme ad altri 13 stati europei, a marzo 2015 ha ratificato la Convenzione europea contro il traffico d’organi.

Vendita, traffico, mediazione, pubblicità e acquisto sono considerati illegali. In alcuni stati, soprattutto asiatici, questo fenomeno è purtroppo tuttora presente.

No, tutti i costi sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

No, è proibito dalla legge. Non si può svelare il nome del ricevente, questo per tutelare il più possibile la riservatezza del ricevente e della sua famiglia, per evitare possibili richieste di “indennizzo” o di riconoscenza coatta. L’anonimato protegge però anche la famiglia del donatore, limitando la sindrome detta “del segugio” che spinge i famigliari del donatore a inseguire gli organi del parente defunto e stabilire un rapporto affettivo coercitivo e morboso con il ricevente.

Alle famiglie, dopo 2 o 3 mesi dalla donazione il coordinamento trapianti comunicherà l’esito dell’intervento come indicato dai centri dove sono curate le persone a cui sono stati trapiantati gli organi. A meno di accordi personali diversi presi durante le fasi della donazione, la comunicazione arriverà a tutte le famiglie dei donatori.

Il Coordinamento è disponibile per eventuali esigenze dei familiari.

Riprendono a lavorare, a viaggiare e a fare sport.

La qualità della vita dei trapiantati è nella grande maggioranza dei casi molto buona: ad esempio può permettere a molte donne di portare a termine delle gravidanze e diventare madri.

La sopravvivenza del paziente e dell’organo trapiantato sono, in Italia, paragonabili ai risultati ottenuti nei migliori Centri Trapianto di tutto il mondo. A 5 anni più del 90% dei reni trapiantati funziona ancora perfettamente; per il fegato oltre l’85% e per il cuore oltre il 75%.

Tale successo va attribuito anche all’utilizzo di moderni farmaci che permettono di ridurre e controllare i casi di rigetto.

 

  1. Si può manifestare la propria volontà presso tutti i distretti della Provincia dove è attivo uno sportello per la dichiarazione di volontà; i dati della dichiarazione vengono immessi, da personale autorizzato e in condizioni di sicurezza informatica, nel Sistema Informativo Trapianti (SIT). Per ottenere informazioni sull’ubicazione esatta dello sportello preposto a questo servizio, sono riportati in questa pagina, per ogni Distretto i numeri telefonici da contattare.
  2. Aderendo alla proposta di dichiarazione fatta al momento del rinnovo della carta d’identità presso gli uffici anagrafe dei comuni trentini (ha aderito la quasi totalità dei comuni trentini).
  3. L’iscrizione all’AIDO di per sé è già una dichiarazione di volontà; i testamenti AIDO vengono registrati nel SIT.
  4. È possibile fare la dichiarazione all’AIDO direttamente da app https://aido.it/scarica/ o sito web https://aido.it/esprimi-il-tuo-si/ tramite Speed.
  5. Compilando il tesserino blu consegnato nel 2000 a tutti i cittadini italiani in quel momento maggiorenni, barrando la casella.
  6. Scrivendo su un foglio qualsiasi (da tenere preferibilmente con sé) la propria volontà di donare avendo cura di indicare: nome e cognome, data e firma.

È importante informare chi ci è vicino riguardo alla nostra scelta: nonostante siano argomenti difficili da affrontare, parlare di queste cose arricchisce tutta la famiglia.

Per i minorenni sono sempre i genitori a decidere in merito alla donazione; se uno dei due è contrario, il prelievo non può essere effettuato.

 

Se una persona ha dei validi motivi personali per rifiutare l’opportunità di donare può esprimerlo nelle seguenti modalità:

  1. Si può manifestare la propria volontà di non donare presso tutti i distretti della Provincia dove è attivo uno sportello per la dichiarazione di volontà; i dati della dichiarazione vengono immessi, da personale autorizzato ed in condizioni di sicurezza informatica, nel Sistema Informativo Trapianti (SIT). Per ottenere informazioni sull’ubicazione esatta dello sportello preposto a questo servizio, sono riportati in questa pagina, per ogni Distretto i numeri telefonici da contattare mettere link.
  2. Compilando il tesserino blu consegnato nel 2000 a tutti i cittadini italiani in quel momento maggiorenni, barrando la casella NO
  3. Scrivendo su un foglio qualsiasi (da tenere preferibilmente con sé) la propria indisponibilità alla donazione, avendo cura di indicare: nome e cognome, data e firma.

Ciascuno può modificare la propria dichiarazione di volontà in qualunque momento; ha valore l’ultima effettuata. Per approfondimenti consultare questa pagina.

È possibile donare anche da vivente: organi e tessuti.

Donazione di organi verso un familiare o una specifica persona: capita frequente che per una persona con insufficienza d’organo grave il coniuge o altri parenti diano la disponibilità alla donazione destinata al loro congiunto. Altrettanto spesso i sanitari che hanno in cura il paziente propongono l’opportunità di un trapianto da familiare. Nella maggior parte dei casi questo riguarda le problematiche renali.

È possibile anche rendersi disponibili per la donazione di un rene verso chi non si conosce: si chiama donazione samaritana. Qualora un cittadino pensi a questa possibilità si può rivolgere al Centro regionale trapianti.

Da vivente si possono donare anche tessuti come sangue cordonale, membrana amniotica, testa del femore in caso di artroprotesi d’anca e vene in caso di intervento per safenectomia.

Ultimo aggiornamento: 25/02/2026 - 15:21