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Immagine: ospedale di rovereto.jpg Creative Commons Attributon–ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

La stenosi dell’uretra rappresenta una patologia urologica, seppur non molto frequente, molto invalidante e con risvolti importanti sulla qualità di vita dei pazienti. Questa malattia è caratterizzata da una riduzione del calibro dell’uretra fino alla completa chiusura che determina sintomi urinari che possono variare dalla semplice difficoltà a urinare fino all’impossibilità alla minzione e il ricorso al catetere vescicale.

Le cause che possono portare a questo problema sono molteplici, dai problemi congeniti, ai traumi, alle infezioni urinarie. Si calcola che in Trentino ne soffrano circa duemila persone con sintomatologia varia.

I trattamenti sono solo chirurgici e nelle fasi iniziali della malattia prevedono approcci non invasivi per via endoscopica (cioè attraverso strumenti inseriti in anestesia all’interno dell’uretra).

«Il problema – afferma Tommaso Cai, urologo dell’Unità operativa multizonale di urologia – è la recidiva, cioè il rischio che la malattia si ripresenti successivamente ai trattamenti iniziali, con evidente disagio per il paziente. In questi casi è necessario passare a trattamenti chirurgici più invasivi che prevedono l’apertura dell’uretra, l’incisione del tratto stenotico e l’applicazione di un patch di mucosa buccale per allargare il lume dell’uretra».

«Questa chirurgia – afferma Gianni Malossini, direttore dell’Unità operativa multizonale di urologia – non viene eseguita in tutti i centri in Italia ma solo in quelli ad alti volumi e con esperienza nella chirurgia dei genitali maschili. La tecnica prevede il prelievo di un pezzo di mucosa dall’interno della bocca e sagomato ad hoc sull’uretra. In Trentino tale chirurgia non era presente ma oggi, grazie alla nostra esperienza chirurgica in ambito uro-andrologico, siamo riusciti a introdurla, completando l’offerta chirurgica urologica per i pazienti trentini».

Il primo intervento eseguito a Rovereto è stato effettuato in collaborazione con l’Unità operativa di chirurgia maxillo-facciale del Santa Chiara: Il dottor Marco Cassaro, medico maxillo-facciale, ha eseguito il prelievo della mucosa della bocca mentre i medici dell’urologia hanno eseguito la parte ricostruttiva uretrale.

«Il prelievo della mucosa buccale – afferma Marco Cassaro – è ben tollerato e non determina conseguenze di masticazione o altro nei pazienti. Si tratta, quindi, di una procedura abbastanza semplice e di routine per tale tipo di chirurgia».

«I risultati dell’intervento – conclude Cai – sono buoni e le recidive, se pur presenti, sono molto basse. La collaborazione con il dottor Cassaro nell’impiego di tale tecnica è molto importante per noi perché ci da la possibilità di utilizzare questo tipo di patch per altre patologie come le ricostruzioni e il trattamento degli incurvamenti penieni. L’urologia, come le altre branche della chirurgia e della medicina in genere, deve puntare sulla collaborazione con altre specialità se vogliamo ottenere risultati sempre più importanti che mettano al centro la cura ed il benessere del paziente».

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APSS

Ultimo aggiornamento: 11/02/2026 - 18:11