Nuova tappa del percorso di conoscenza e approfondimento delle strutture sanitarie e socio-sanitarie del territorio dell'assessore alla salute e politiche sociali, Mario Tonina, che oggi si è recato in visita nelle tre Case di Cura del privato convenzionato di Arco, ovvero Villa Regina, Eremo e San Pancrazio. Con l'assessore provinciale Tonina vi erano, fra gli altri, la dirigente del servizio provinciale politiche sanitarie Monica Zambotti con Marcello Guidi, nonché per l'Apss il direttore generale Antonio Ferro, il direttore del Servizio governance clinica Emanuele Torri, il direttore del supporto clinico alle Rsa Sergio Minervini con Massimiliano Vario. Alle visite erano presenti anche il vicesindaco di Arco Roberto Zampiccoli e l'assessore comunale Guido Trebo. L'assessore provinciale Tonina, ha messo in luce il ruolo del privato accreditato all'interno del sistema sanitario provinciale, soprattutto in un luogo storicamente vocato alla cura come il territorio di Arco, ha poi evidenziato come sia indispensabile pianificare una strategia di breve termine, per superare le criticità degli accessi ai pronto soccorso e delle liste di attesa, e di medio e lungo termine per affrontare le emergenze del futuro, ovvero l’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite, oltre che lavorare sulla prevenzione e rendere sempre più efficiente l’assistenza sanitaria. “Ritengo – sono state le parole di Tonina – che questo sistema sanitario trentino poggi innanzi tutto su un pilastro centrale, che è quello della sanità pubblica, ma in questo sistema le strutture private hanno garantito negli anni determinati servizi: sono delle strutture accreditate e ci possono aiutare ad intercettare bisogni specifici, con capacità di innovazione e professionalità elevate, ma anche problematiche quotidiane come il governo delle liste di attesa”. Il direttore generale Ferro ha messo in luce la creazione dei dipartimenti transmurali, che consentano appunto integrazione fra strutture, e la creazione del Dipartimento anziani e longevità, per mettere in rete i quasi 5000 posti letto a disposizione in Trentino, una cifra due volte e mezza superiore al resto d'Italia, uniformare il sistema di cura e avvicinare la figura del geriatra al territorio.