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Perché, in rianimazione, sembra che un soggetto morto respiri?

Il ventilatore meccanico sostituisce l’attività respiratoria del soggetto insufflando aria e ossigeno nei polmoni (per mezzo di un tubo che i medici hanno inserito, attraverso la bocca o il naso, in trachea): ciò provoca un ritmico movimento della gabbia toracica che sembra “si muova”. Il respiratore, dopo aver insufflato nel polmone, effettua una piccola pausa, sufficiente per la fuoriuscita passiva dell’aria. Questo ritmico riempire e svuotare può solo assomigliare a un respiro, in realtà è come gonfiare e sgonfiare un palloncino. L’attività del respiratore è efficace a mantenere, anche nel cadavere, l’omeostasi corporea.

È possibile che una persona venga erroneamente dichiarata morta?

No. La perdita totale e irreversibile della coscienza unitamente all’incapacità di respirare costituiscono le condizioni che porteranno alla diagnosi di morte da parte del medico della rianimazione; alla diagnosi seguirà l’intervento del Collegio medico che è chiamato ad accertare la contemporanea presenza delle condizioni previste dal DMS 11 aprile 2008 Agg. del decreto n. 582 (perdita di coscienza, assenza di riflessi, respiro, attività elettrica): solo a queste condizioni può iniziare l’osservazione e l’accertamento di morte.

Diagnosi e accertamento sono due sequenze obbligatorie per impedire che, in un cadavere, possano continuare trattamenti non solo inutili e ingiusti, ma vietati dalla legge.

Diagnosi e accertamento sono previsti dalla legge e il loro fine NON è il prelievo di organi.

NB: il trattamento terapeutico dei pazienti ricoverati in Rianimazione, indipendentemente dalla posizione individuale o familiare riguardo alla donazione di organi, che peraltro non deve e non viene assolutamente indagata durante le cure, continua fino a quando non sia stata accertata la morte e cioè fino a quando non si sia concluso il periodo di accertamento della morte previsto dalla legge (6 ore).

Che cosa distingue il coma dalla morte?

La morte è una diagnosi certa. In caso di morte tutte le cellule dell’encefalo (cervello e tronco) sono morte e la condizione è irreversibile.

Nel coma la situazione ha una gravità variabile. Nel coma le cellule nervose sono sofferenti, ma ancora vitali nel loro insieme, mandano chiari segnali rilevati dall’encefalogramma: la persona è viva e continua a essere curata in modo intensivo.

Lo stato di coma può evolvere o verso una guarigione totale o parziale o verso un danno totale e irreversibile e concludersi quindi con la morte del soggetto.