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Perché donare?

Il trapianto è, per migliaia di persone gravemente malate, l’unico trattamento terapeutico in grado di offrire aspettativa e qualità di vita normali; rappresenta l’unico modo per sfuggire a una morte prematura.

Ogni persona che riceve un organo sa che è stato prelevato da un corpo umano grazie a un atto gratuito e anonimo. L’organo realizza un legame sociale e rappresenta un atto di solidarietà civile autentica di una persona che ha riflettuto sulla propria vita e sulla propria morte. È questa predisposizione di offrire gratuitamente il proprio corpo a scopo terapeutico che rende il trapianto moralmente possibile, giuridicamente lecito e scientificamente ineccepibile.

La donazione si effettua solo dopo che la persona è dichiara morta.

Esiste una definizione di morte?

Si individua la morte nella cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo, dove per encefalo si intende una struttura nervosa formata da:

  • il cervello: custode delle funzioni cognitive, psichiche e fisiche integrate;
  • il tronco cerebrale: responsabile sia di tutta l’attività non cosciente (respiro, circolazione del sangue pressione, controllo temperatura ed altro) sia della attività di stimolo e coordinamento di tutte le attività del cervello stesso.

Ci sono diversi tipi di morte?

No, non ci sono vari tipi di morte: la morte è una sola. Ci sono però modalità differenti di accertamento: secondo criteri cardiaci o neurologici.

Criteri cardiaci: si effettua un ECG di 20 min; dopo 20 minuti di assenza di attività cardiaca si ha la certezza che l’encefalo sia morto.

Criteri neurologici: tramite l’accertamento di morte ad opera di un Collegio medico formato da tre medici che conferma la morte di cervello e tronco encefalico (detto anche tronco cerebrale).

Come fa il medico della rianimazione a riconoscere che una persona è morta?

Esegue una serie di indagini cliniche e strumentali che portano a rilevare contemporaneamente oltre alla perdita di coscienza:

  • assenza di riflessi e reazioni a stimoli nel territorio dei nervi cranici;
  • assenza di respiro spontaneo;
  • assenza di attività elettrica del cervello (“elettroencefalogramma piatto”);
  • assenza di flusso di sangue nell’encefalo (se necessario, nei casi previsti dalla legge).

Tutto ciò verificato, il medico rianimatore ha l’obbligo di segnalare alla Direzione Medica del proprio ospedale di avere completato le procedure per la diagnosi di morte della persona.

La Direzione medica ha l’obbligo di convocare in Rianimazione il Collegio per l’accertamento di morte, attivabile in ogni ospedale. Il collegio è composto da 3 medici (un medico legale o medico di direzione medica, un anestesista-rianimatore, un neurologo o neurochirurgo comunque esperti in elettroencefalografia).

Il collegio verifica nuovamente che per il soggetto cui è stata posta la diagnosi di morte coesistano perdita di coscienza, assenza di riflessi e reazioni a stimoli nel territorio dei nervi cranici, assenza di respiro spontaneo, assenza di attività elettrica del cervello, assenza di flusso di sangue nell’encefalo.

Durante il periodo di accertamento della morte questi esami e valutazioni vanno ripetuti 2 volte, a distanza di almeno 6 ore l’una dall’altra (DMS 11 aprile 2008 Agg. del decreto n. 582, DMS n° 582 del 22 agosto 1994, Legge n° 578 del 29 dicembre 1993).

Al termine del periodo di accertamento il cadavere viene trasferito in camera mortuaria, dopo avere interrotto la ventilazione meccanica. Nel caso di donazione di organi si mantiene la ventilazione artificiale fino al trasporto in sala operatoria e all’inizio del prelievo.

NB: sono sempre esclusi dal collegio i medici che partecipano al prelievo e ai trapianti di organi